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Nato a S. Maria di Castellabate il 17 gennaio
1882, giorno e mese della dedicazione della sua Chiesa-Madre,
fedele alla sua vocazione, prima nel seminario della Badia di
cava e poi nella Università di Napoli si plasmò
la mente e il cuore alla scuola di esimi maestri: il Bonazzi,
il Pecci, il Torraca.
Consacrato sacerdote il 17 dicembre 1904, si laureò in
lettere classiche col massimo dei voti e la lode il 2 maggio 1908.
La sua tesi: "Di alcuni rapporti tra le visioni medioevali
e la Divina Commedia" fu pubblicata a Roma il 1909.
Si distinse per la sua modestia, semplicità
e attaccamento al dovere. Invano poté celare nella sua
umiltà le sue doti emergenti.
Dedicò il suo apostolato sacerdotale alla gioventù
studiosa, insegnando per quarant'anni nelle scuole medie superiori
statali, riscuotendo la stima dei colleghi e l'affetto dei discepoli.
Accanto alla sua opera di docente, praticò il culto per
il mondo classico, dedicandosi particolarmente agli studi danteschi.
Grande fu anche il suo trasporto per l'astronomia. Ma, dove maggiormente
eccelse, fu nella conoscenza e il maneggio della lingua di Roma..
Dopo il Pascoli, affermò un critico, pochi hanno sentito
e compreso più di lui la bellezza eterna del latino e pochi
scrissero come lui! Infatti, eccetto alcuni saggi critici letterari,
la sua produzione è tutta in lingua latina.
Con disagio uscì dall'ombra a settant'anni, in quanto aveva
fatto proprio il monito dell'Imitazione di Gesù Cristo:
"Ama nesciri et pro nihilo putari".
Nel 1950, al primo concorso internazionale di lingua latina, bandito
dall'Istituto di Studi Romani, su 93 concorrenti, italiani e stranieri,
ne uscì vittorioso, primo fra tutti, col suo "Phoenix
Casinensis" (Distruzione e risurrezione di Montecassino).
Costretto dall'unanime incoraggiamento degli studiosi, due anni
dopo, conseguì eguale risultato, nello stesso concorso,
con le "Feriae Anticolense" (Soggiorno a Fiuggi), poetico
racconto di quella cura delle acque.
Dal Vaticano ebbe incarichi di lavori latini
e fu collaboratore delle più quotate riviste latine, pubblicando,
in versi e in prosa, saggi di composizioni, di traduzioni di autori
italiani e di epigrafi. Si rese, perciò, caro al grande
latinista Card. Bacci e all'esimio epigrafista Mons. Todini.
La critica, per bocca del professor Tosatto, negli scritti del
nostro signor Luigi, alitò e naturalmente il latino elegante
e moderne per la felicità dei neologismi e delle descrizioni
attuali.
Amò la sua terra , dove sue sovente (Reditus domimum),
ammirandone le bellezze incomparabili, consacrandole uno dei suoi
scritti migliori. (O Patrii colles) e bramando di chiudere i suoi
giorni tra le mura risorte del patrio Castello, fondato il 10
ottobre 1123 dall'Abate S. Costabile. All'alba del 9 novembre
1962, più fortunato dei viaggiatori tra i pianeti, le cui
imprese ardimentose aveva esaltato nel suo "Itur ad astra",
edito nel 1954 e ornato di pubblica lode, compì anch'egli
il suo ultimo volo verso la casa del Padre.
Le sue spoglie mortali riposano nel recinto degli uomini illustri
del cimitero di Salerno.
[di Alfonso Maria Farina] |